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La difficile tutela del Prosecco/Brand recognition problems for the Italian Prosecco

7 gennaio 2009

Il Cartizze

Il Cartizze

Ancora molti passi da fare per una vera difesa del Prosecco sul mercato internazionale.

Un recente articolo comparso sulle pagine economiche del prestigioso International Herald Tribune, il 27 dicembre scorso, (e sul New York Times il 28 ) dà la notizia di un piano proposto dal Consorzio di tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e dai principali produttori di Prosecco per una migliore difesa del prodotto italiano sui mercati internazionali.

Il piano comprende la richiesta di creare una regione ufficiale di produzione del prosecco, ancora da definire nei dettagli ma naturalmente concentrata sulle tradizionali zone di produzione del Veneto. Soltanto il vino prodotto in quella zona potrebbe essere etichettato come “Prosecco”.

Il problema principale è che prosecco è il nome di un vitigno, e quindi può essere teoricamente usato ovunque nel mondo, perdendo il valore aggiunto conquistato negli ultimi vent’anni dal suo “brand”.

Dell’argomento si parla da qualche tempo, suscitando una certa eco anche sulla rete, ad esempio sul bel blog Vino 24.

Il recente exploit del prosecco (150 milioni di bottiglie prodotte ogni anno) rende sicuramente più intrigante il contesto.

L’analisi della giornalista Amy Cortese è molto ricca ed interessante, soprattutto per una riflessione non banale, che vale la pena sottolineare: la costituzione di una regione di produzione ai sensi della normativa europea è probabilmente una buona strategia di difesa, ma richiede comunque un imponente sforzo comunicativo, come l’esperienza dello Champagne insegna.

English version

A lot to do to obtain a true brand defense of Italian Prosecco.

A recent article of the International Herald Tribune, published on December 27th, regards a plan, proposed by the Tutelary Consortium of Prosecco and most important prosecco-producing wineries to gain a better defense of the italian product on international markets. The plan would aim to create an official “Prosecco region production zone”, tied exclusively to Northern Italy, in particular with the traditional Veneto’s zones of production.

The problem is that prosecco is the name of a grape,  so that anyone in the world can use that name, with the following loss  of the added value conquered by Italian producers in last 20 years.

The recent exploit of prosecco (150 million bottles produced every year) increases the interest in the topic; also some blog’s about wine world, i.e. Vino24, showed great interest to the news.

The analysis of the journalist Amy Cortese is deep and interesting, most of all because she points out that the costitution of  a  Prosecco region is a good defense strategy from a legal point of wiew, but it needs at the same time a great comunication effort, as we learned from  the  Champagne experience.

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