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Grant Taylor, campione del mondo di Pinot Noir

20 dicembre 2009

Copriamo senza soste in meno di quattro ore la strada tra Milford Sound e Queenstown, forzando il ritmo per riuscire ad arrivare in tempo e incontrare un personaggio che ha avuto un ruolo principale nella formazione di questa area dal punto di vista enologico, nonchè uno dei grandi nomi del vino in Nuova Zelanda:  Grant Taylor.

English version available.

Grant Taylor (a destra), due volte campione del mondo di Pinot Noir, con Nicola Munari

Personaggio eclettico, fin dal primo istante dai suoi gesti traspare la passione per il suo lavoro. Finiti gli studi in Nuova Zelanda, Taylor attraversa il Pacifico iniziando nella Napa Valley un capitolo della sua carriera, quello californiano, che durerà 18 anni. Il richiamo del nativo Otago tuttavia continua a farsi sentire, con la prospettiva di lavorare in una regione dall’enorme potenziale ma ancora pressochè intatta dal punto di vista vinicolo.

Taylor ci spiega che se nel 1993 gli ettari coltivati a vite nell’area erano una cinquantina, oggi se ne contano circa 4000 e i prezzi dei terreni nella zona sono cresciuti esponenzialmente, come si può ben immaginare. Dopo la fase della caccia all’oro nei secoli scorsi il vino ha dato nascita ad un’altra epoca aurea, questa volta però dai tratti scuri e vellutati: è ora giunto il tempo del pinot noir, the liquid gold.

Gibbston Valley Wines fu la prima winery ad accaparrarsi la firma di Taylor. Felton Road, Carrick, Mondillo, Mt Difficulty, Peregrine sono solo alcuni dei marchi in cui ha lasciato la sua traccia negli anni, a seguire medaglie, diventando il primo winemaker al mondo a conquistare per due volte il “Best Pinot Noir” al celeberrimo London International Wine Challenge.
E’ il 1998 quando Grant Taylor inizia la sua avventura col marchio Valli (inaugurato nel 1985 da un suo parente, Giuseppe Valli) a cui si dedica a tempo pieno dal 2005.

Pinot time!

Ci parla della sua frutta e ci conduce tra i suoi filari. Ci racconta del clima secco e fresco della zona, ottimo per crescere pinot, del suolo di quì e di altre località, di come in una quarantina di km ci siano differenze di maturazione fino a tre settimane, delle correnti, della sua scelta per l’esposizione dei filari, dei vini neozelandesi, dispiegando di fronte a noi un breve ma dettagliato quadro dello scenario locale.

Frutto delle sue mani esperte tre pinot noir: il Bannockburn, morbido, sinuoso e  potente, carico di ciliegia e frutta rossa ben matura, con note caramellate si fa strada in bocca con armonia.

Il Gibbston Vineyard ha stoffa: più acceso, sostenuto da una buona acidità, complesso, con more, lampone ma anche erbe montane e spezie; insistentemente lungo.

Infine il Waitaki proveniente da una delle aree ancora meno sfruttate ma dal buon potenziale. Di medio corpo, percorso da una delicata trama di aromi di erbe aromatiche e timo intrisa di tannini setati nel finale, finemente bilanciato.  E’ uno dei vini che per personalità mi ha colpito di più tra i molti assaggiati in Nuova Zelanda e ne conservo un vivissimo ricordo.

Discorso un pò a parte per il Row 36, disponibile solo in formato magnum da 1,5 litri e prodotto della fila 36 del vigneto di Gibbston, la più lunga, risultata essere la migliore tra le botti del pinot noir 2007.

Mentre torniamo alla macchina Taylor ci confessa di essere un amante del Vin Santo e dei vini da dessert: chissà che la prossima volta che ci capiterà di tornare da queste parti non ci sia qualche nuova delizia ad aspettarci!

English version

In less than four hours we cover without stopping the distance between Milford Sound and Queenstown, pushing the pace to get there on time and meet a character who has played a major role in the establishment of wine in this area and is one of the great names of wine in New Zealand: Grant Taylor.

An eclectic character, from the first moment his gesture reflected the passion for his work. After finishing his studies in New Zealand, Mr Taylor crossed the Pacific beginning in the Napa Valley a chapter of his career that lasted 18 years. The call of the native Otago however continued to be felt, with the prospect of working in a region of enormous potential but still almost intact from the standpoint of wine.

Grant explains that in 1993 there were about fifty hectares under vine in the area, while today there are about 4000 and land prices have grown exponentially, as you can imagine. After the gold rush in recent centuries wine gave birth to another golden age, this time depicted by dark and velvety tones: Now is the time of pinot noir, the liquid gold.

Gibbston Valley Wines was the first winery to acquire the signature of Grant Taylor. Felton Road, Carrick, Mondillo, Mt Difficulty, Peregrine are just some of the brands where he left his mark over the years, harvesting medals and becoming the first winemaker in the world to win twice the “Best Pinot Noir” at the famous London International Wine Challenge.
It was 1998 when Grant Taylor started his adventure with Valli (inaugurated in 1985 by his relative, Giuseppe Valli). This has been his main focus since 2005.

He speaks of his grapes whilst leading us among the vines. He tells us about the cool and dry climate of the area, perfect for growing pinot, about the soil here and in other places, about how in forty km there are differences in ripening of up to three weeks, about the currents and his choice for the angle of exposure of the vines, speaking of wines from New Zealand, unfolding in front of us a brief but detailed picture of the local scene.

His experienced hands have given life to three pinot noir.
The Bannockburn, soft, sinuous and powerful, full of cherry and ripe red fruit, with notes of caramel, flows into the mouth with harmony.

The Gibbston Vinyard has charisma: brighter, supported by good structure, complex, with blackberry, raspberry, but also mountain herbs and spices; pleasently long.

Finally the Waitaki Pinot noir, from one of the areas still less known but of good potential. Medium-bodied, crossed by a fine network of subtle aromas of herbs and thyme, soaked with gentle and silky tannins to finish, finely balanced. Among the many wines I sampled in New Zealand this is one that left a mark for its delicate personality and remains a vivid memory.

Row 36, available in magnum size of 1.5 liters is produced solely from row 36 of the Gibbston vineyard. It’s the longest row in the vineyard and from repeated tastings it emerged as the best among the barrels of pinot noir 2007.

As we return to the car Grant reveals he is a lover of Vin Santo, italian dessert wine. Who knows what delights await the palate for next time!

One Comment leave one →
  1. 21 dicembre 2009 00:15

    Beh, del resto uno come Hugh Johnsons, sulla nuova edizione del “pocket wine book” si spertica in lodi per il Gibbston Valley… (e dopotutto è la guida più venduta al mondo, mica bruscolini).
    Quindi complimenti a Taylor… e a chi lo ha intervistato!
    Il post mi ha fatto tornare alla mente il Pinot Noir 2003 Pipers Brook, in quel di Tasmania, che ho avuto la fortuna di assaggiare qualche giorno fa. Infatti è uno dei pochi che si trova ogni tanto anche in enoteca in Italia… Un gran vino, con vivaci note di ciliegia e lampone, in bocca suadente e molto lungo… secondo me in grado di reggere il confronto con molti blasonati pinot europei (e statunitensi). Se qualcuno è curioso lo trova qui http://kreglingerwineestates.com/index.php.

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