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Anidride solforosa si, anidride solforosa no: cosa cambia in pratica nel vino?

6 novembre 2010

Interessantissimo esperimento condotto in occasione del Salone del gusto, da provare!

Solforosa con, solforosa senza: come cambia il vino?

In un momento in cui l’attenzione alla salute ed alla salubrità di cibi e vini è al centro dell’attenzione della stampa e di molti consumatori, insieme a quello della sostenibilità, è stato per me particolarmente interessante poter sperimentare direttamente alcuni effetti dell’utilizzo nel vino dell’anidride solforosa e dei solfiti, in un laboratorio a cui ho preso parte al Salone del gusto di Torino.

In questa occasione ci è stato possibile osservare come la stessa cuvée, vinificata nella stessa botte, dia origine a vini a volte completamente diversi, a seconda che al momento dell’imbottigliamento vengano o meno addizionati di solforosa.

L’esperimento ha riguardato i Vin d’Alsace di Pierre Frick, in particolare Riesling 2002 e Pinot Noir 2005, e Chateau Le Puy Bordeaux 2007.

E’ stato per me il primo esperimento di questo genere, e sono rimasta molto colpita dalla differenza significativa che ho potuto apprezzare a volte sia in bocca che al naso, per non dire del colore del vino, soprattutto nel caso di Pierre Frick.

Premesso che l’anidiride solforosa ed i solfiti trovano impiego nell’industria alimentare e nel vino come conservanti, antimicrobici, antienzimatici ed antiossidanti, si osserva come i vini imbottigliati con aggiunta di solforosa si mostrino ad un primo sguardo più “giovani”; il Riesling ha colore più chiaro ed il Pinot Noir ha mantenuto un rosso più vivace, mentre senza solforosa mostra segni di ossodazione e vira verso il mattone. Questa differenza è apparsa meno significativa nel caso del Bordeaux di Chateu Le Puy.

In bocca per tutti e tre si conferma l’impressione visiva, l’aggiunta di solfiti ha conservato maggiormente la giovinezza del vino, soprattutto nel caso dei due rossi, ancora tannici e un po’ astringenti, mentre il pinot noir senza solfiti è diventato più morbido.

Lascio volontariamente per ultimo l’aspetto olfattivo. Di recente le cosiddette “puzze” di alcuni vini naturali sono al centro di molte polemiche, su internet e non solo, e da più parti ci si chiede se siano un piccolo effetto collaterale di modalità produttive appunto più naturali, oppure se piuttosto siano dovute a scarsa igiene in cantina o ad altre cause riconducibili a poca cura e professionalità imputabili al produttore.

Devo dire che non è mia intenzione esprimere su questo argomento alcun parere, per ora, poichè non ho ancora avuto modo di approfondire il tema a sufficienza.

Registro altresì che l’esperimento condotto con i tre vini in questione ha messo in evidenza differenze che si sono rese manifeste anche al naso, coerentemente con un quadro di invecchiamento differente, ma le puzze moleste sono rimaste in tutti e tre i casi ben lontane dai nostri bicchieri. Con grande vantaggio per la piacevolezza del nostro esperimento.

Slideshare foto disponibili su Tumblr

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  1. Paulo Rota permalink
    25 novembre 2010 12:37

    E’ molto interessante vedere che il discorso del vino senza solfiti comincia a “muovere le coscienze”,in un’ottica di salute e di qualità;nell’articolo si fa riferimento a vini non italiani, che nel giro di pochi anni (se la questione sollevata arriverà e smuoverà tutti i produttori e ai consumatori di vino) ci si augura possano essere sostituiti da vini italiani che possano avere le stesse qualità sensoriali (piano piano bisognerà cominciare a rendersi conto di avere delle risorse non indifferenti in Italia,che devono semplicemente essere sfruttate)

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