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Metti una sera a #Sotto l’Equatore

27 marzo 2011

Degustazione interessante e insolita, nel segno della convivialità

Lo spirito australiano campeggia in ogni dove ...

Una sera fra amici, per far conoscenza con vini per noi un po’ inusuali: quelli prodotti in Paesi “a Sud dell’Equatore”. Da qui il nome della degustazione, o meglio il titolo, #sottolequatore, utilizzato come parola-chiave sul social network Twitter per organizzare la serata. Ammetto che l’idea mi frullava in mente da molto, perché credo sia sempre interessante guardare gli oggetti delle nostre passioni, come il vino, da punti di vista diversi dal solito. E così, il 26 gennaio scorso una dozzina di persone si è ritrovata a provare (e a parlare di) vini sudafricani, australiani e neozelandesi, e di un outsider argentino. Del resto era l’Australia Day… quale data più azzeccata, visto che la degustazione prevedeva bottiglie di ben quattro Stati australiani?

E’ stata una serata simpatica, in un clima informale e divertente: uno degli aspetti più belli è stato condividere quel che stavamo dicendo, e le nostre impressioni sui vini, con molte persone tramite Twitter (i tre quarti dei partecipanti hanno un proprio account😉 ); ed è stato bello ricevere saluti da tutto il mondo, tra cui quelli di Stefano Manfredi, uno più importanti chef e autori di Sidney.

A #sottolequatore si è chiacchierato di parecchie cose. Di vini, naturalmente, ma anche di tappi di sughero e a vite, di vitigni autoctoni e internazionali, di come si può declinare il concetto di terroir che normalmente utilizziamo in Europa negli altri continenti. Quest’ultimo punto si è rivelato molto interessante, e sono ben intenzionato ad approfondirlo in qualche futuro post…

un grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato a #sottolequatore!

I vini degustati

Mount Nelson Sauvignon Blanc 2008, Marlborough, New Zealand. Un vino profumato quello della tenuta neozelandese del Marchese Antinori, che se in bocca forse non mantiene appieno quello che promettono i suoi molti profumi, d’altra parte è un perfetto e piacevolissimo aperitivo.

Oxford Landing Shiraz 2008, South Australia. Gradevole, costruito per piacere un po’ a tutti, spicca per morbidezza e profumi fruttati.

Mount Avoca Shiraz 2007, Pyrenees, Victoria. Un vino ricco, dai sentori affumicati e di spezie. Potenza e concentrazione cercate con decisione (forse troppo) nell’affinamento in barriques.

Delheim Shiraz 2005, Simonsberg, South Africa. Al naso profumi di pepe e vaniglia. Vino potente e con tannini accentuati, adatto ad accompagnare piatti di carne… magari un bel barbeque “africano”?

Thokozani Diemersfontein, Shiraz, Mourvèdre e Viognier 2007, Wellington, South Africa. Un vino che cerca la potenza, senza paura di essere una “fruit bomb” e lasciare un certo spazio all’alcool (14.5%). Qui nelle note di degustazione dell’amico Enofaber.

Cape Mentelle Shiraz 2005, Margaret River, Western Australia. Insieme opulento ed elegante, lo Shiraz che più mi piace.

Clos de los Siete 2006, Mendoza, Argentina. Dalla mano di Michel Rolland un rosso (Malbec 45% Merlot 35%, Cabernet Sauvignon 10% e Syrah 10%) “perfetto”, o forse “perfettino”? Non gli trovi un difetto, ma c’è chi si chiede se questo sia un pregio. Ecco cosa ne pensa Enofaber.

Palliser Estate Pinot Noir 2005, Martinborough, New Zealand. La sorpresa migliore della serata, grande eleganza al naso e in bocca… riassaggiato venti minuti dopo era ancora cresciuto, in gradevolezza e personalità. L’autorevole parere in proposito su Enofaber’s blog.

Providence Matakana (Merlot Cabernet Franc e Malbec), 1999, Northland, New Zeland. Gran finale; ha animato una discussione tra chi affermava che era all’apice dell’invecchiamento e chi sosteneva che nel futuro avrebbe ancora potuto evolvere. Grande complessità nei profumi e nel gusto: con un vino così si può passare un’intera serata🙂

6 commenti leave one →
  1. 29 marzo 2011 11:36

    Un vino (vitigno) ch reinventa la propria vita e quella di chi gli gira intorno… mi piace, è una bella immagine. Sono andata a leggere il post che mi hai linkato, si indubbiamente il vino è anche (soprattutto?) un prodotto economico (fin dalla sua comparsa), ma questo è un pò fermarsi ad una sorta di bidimensionalità del prodotto… e il vino è tridimensionale, che non è solo la poesia, l’emozione… è quel senso in più che ne ha fatto la bevanda speciale che è.
    Così come un migrante che si spinge in terre che non gli appartengono, arrivando le cambia e esse cambiano lui…ed ecco ancora la terza dimensione. Io ci scriverei su questo parallelo vino migrante e uomini migranti! Grazie Marco, anche per lo scambio di idee🙂

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  2. 29 marzo 2011 09:30

    Ma quale ingenuità!? Il punto secondo me sta proprio nel concetto di vitigno che “migra”, come fanno le persone, e come loro reinventa una propria vita mettendo insieme in qualche modo le proprie caratteristiche originarie e quelle nuove di una diversa territorialità. Vabbé, non vorrei essere troppo poetico… il tutto è (anche) economia, naturalmente. Lo si diceva sulle pagine di questo blog un paio d’anni fa (come passa il tempo!), il vino è un prodotto http://tinyurl.com/6kvwvoc

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  3. 28 marzo 2011 12:03

    Prontissima e felice di parlarne insieme Marco… Perdona l’ingenuità, ma come accennavo già a Monica, mi perplime e incuriosisce la storia di vite e terroir di questi vigneti e vini migranti🙂

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  4. 28 marzo 2011 11:40

    Grazie per i commenti🙂
    @Lucia è interessante pensare ad un terroir un poco fuori dai nostri schemi, perchè come il solito confrontarsi con qualcosa di diverso ci “costringe” a capire meglio quello che nel quotidiano diamo un po’ per scontato: in questo caso che cosa vuol dire il territorio nella sua interezza, e non solo le caratteristiche geologiche o climatiche, per un vino. Dobbiamo proprio riparlarne…
    @Giulio il bello è passare dai blog e dai social network a incontrare le persone dal vivo!

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  5. 27 marzo 2011 23:32

    Ma che ritrovi interessanti! Non sono esperto di vini ma sono sempre pronto ad assaggiare😉

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  6. 27 marzo 2011 10:32

    Grazie Marco… mi hai fatto viaggiare un pò con queste note… Ora mi cerco i vini che più mi hanno colpito nelle tue note (tipo il Cape Mentelle Shiraz 2005) e poi ti dirò😉
    Mi affascina e un pò mi perplime il concetto di terroir esportato lì dove la vite non c’era… Spero ne parlerai presto!🙂

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