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Le Olimpiadi e la promozione del vino

11 agosto 2012

L’occasione di un giro a Londra dell’amico Marco Manero nel periodo delle Olimpiadi non poteva non essere colta anche per un post. Lascio quindi la parola a Marco e alla sua recente esperienza londinese.

I Giochi Olimpici (ma il ragionamento vale per tutti gli eventi di dimensione internazionale) sono anche (qualcuno dice soprattutto…) una grande occasione di business, con sfaccettature differenti e per mercati diversi. Rappresentano, va da sé, un’enorme opportunità per azioni di marketing, a patto di tenere presente che le strade che si possono percorrere devono fare i conti con le regole molto rigide delle sponsorship e che gli investimenti necessari saranno commisurati alla dimensione della manifestazione.

Prendiamo le Olimpiadi di Londra e (ovvio) parliamo di vino: le nazioni con più antica tradizione enologica lo presentano come uno degli elementi di promozione del Paese, sia dal punto di vista del prodotto in sé sia (aspetto questo molto interessante e sempre più in crescita) dal punto di vista turistico.

Anche a Casa Italia vige la regola dello sponsor: la struttura del CONI presentata come “il punto di riferimento dell’eccellenza italiana alla XXX edizione dei Giochi Olimpici Estivi” prevede delle degustazioni e un bello stand dedicato al vino, o meglio ai vini dello sponsor ufficiale True Italian Food and Wine, interessante progetto commerciale e di ristorazione che prevede l’apertura di 107 esercizi in Usa, India, Russia, Cina. I vini presentati erano quindi scelti dallo sponsor, o meglio da un nome noto come Luca Maroni, incaricato di realizzare la lista dei presenti. Che non è piaciuta mica a tutti, come scrive su Intravino Antonio Tomacelli, sempre “sul pezzo”.

Lo stesso discorso si può fare anche sul piano istituzionale: ad esempio tra gli stand di Casa Italia sono presenti quelli della promozione turistica per Marche e Umbria, ma non di altri territori. Però alcune Regioni italiane hanno sposato esperienze diverse, come il Piemonte nella “Nike Vip House”, con uno spazio enogastronomico curato dallo chef torinese Nicola Batavia. Anche in questo caso con contorno di polemiche, nostrane, naturalmente.

Insomma, un evento che coinvolge milioni di persone (miliardi se si considera il pubblico televisivo e della rete) interessa tutti ed è con ogni probabilità in grado di offrire un posto a tutti coloro che vogliono puntarci. Tuttavia, viene da domandarsi quante di queste iniziative potrebbero essere valorizzate se seguite per un lungo periodo di tempo, invece che per le poche giornate olimpiche. Investimenti duraturi, in luoghi e momenti magari meno impressionanti, ma in grado di offrire un ottimo prodotto nella quotidianità. Mi chiedo ad esempio quanto e quale vino italiano sia presente in un tempio enologico inglese “pop” come Vinopolis, grande spazio nel cuore di Londra dedicato al vino e alla sua esperienza, realizzato dalla trasformazione di un antico viadotto ferroviario vittoriano. La struttura in questi giorni è in parte dedicata ad eventi privati (here are the Games!) e in parte in ristrutturazione (aprirà nella nuova veste a Ottobre), ma il mio prossimo tour londinese ha una meta certa…

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